Il coraggio di Aurora Daniela Arcangeli mini ebook gratuito

Care/i blogger,
la presentazione del mio nuovo libro è stata veramente emozionante. Mio papà dal cielo credo si sia emozionato anche lui. Valeva la pena esserci!!!
Vi lascio uno dei tanti trucchi per mantenere la pelle fresca ogni giorno così per svagarci un pò.

Movimenti facciali per il viso



Presto vi manderò i video della presentazione.
Il coraggio di Aurora :Storia di Angeli, di Amore e di Condivisione


Aurora e la pietra LUX
 
Quel giorno nello sgabuzzino trovai una scatola rosa e decisi di aprirla. Non sapevo che la mia vita di lì a poco sarebbe cambiata immancabilmente ed inesorabilmente.
Trovai dentro un libretto ed una pietra disegnata con una piccola scritta accanto, « LUX »; quello che lessi su quel libretto e quello che scoprii dopo, cambiò il resto della mia esistenza.
Avevo solo 12 anni, ero troppo piccola per capire, per accettare, era arrivato troppo presto il momento. Rimasi sconvolta per giorni e giorni, non accettavo quella verità, mi avevano mentito per tutto quel tempo, perché? Perché proprio a me? Dicevano di amarmi. E quella pietra cosa simboleggiava? I dubbi mi attanagliavano giorno e notte.
 
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Di tutta la sua vita, quello fu per Aurora il tempo più sconcertante ed emozionante allo stesso modo.
All'anagrafe venne registrata come Aurora Pistritti, quando nacque il 19 giugno, all'ospedale di Pavia. A 18 mesi fu adottata da una famiglia, da Leone e da Caterina. Un’infanzia serena, almeno fino ai suoi 12 anni, finché non scoprì di non essere figlia biologica della coppia che la stava crescendo. Un fulmine a ciel sereno per una bambina molto sensibile e che finse per un po' di non sapere, per amore di quei genitori che tanto amava. Una scelta fatta con la testa verso sua mamma, che era sempre stata affettuosa e molto presente e che perse poco più che adolescente…
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Mio padre e mia madre erano commercianti di stoffe, avevano una fabbrica ed un negozio e lì vendevano le stoffe anche al dettaglio. Sui banchi di scuola avevo molte amiche e facevo i compiti insieme a loro, ero sempre stata un tipo in movimento e con mille cose da fare. Camminavo molto velocemente, era difficile raggiungermi, ma dicevano che faceva molto bene alla salute! Con un guizzo saltavo da una parte all’altra della strada. Avevo una figura slanciata, filiforme, atletica, possedevo un bellissimo portamento, statuario, a detta delle mie insegnanti. Alla mamma dicevano anche che da piccola ero molto curiosa, intelligente, intraprendente.
La mia passione era sempre stata acquistare cose piccole, oggetti anche inutili, accumulare tanti piccoli articoli in tutte le bancarelle delle feste di paese : il mio papà e la mia mamma mi adoravano, erano così tanto desiderosi di diventare genitori! Ho compreso col tempo che l’amore si conquista giorno per giorno, passo dopo passo.
Adriana Lucente: ecco cosa scoprii, mentre frugavo nei documenti di famiglia, dentro ad un libretto con accanto quel nome, la mia stessa data di nascita ed una pietra con dipinta “La sacra famiglia“ di Michelangelo e la scritta “LUX” e una foto, dove sullo sfondo vi era la scritta
Benvenuti a Diano Marina” con un uomo e una donna sorridenti e abbracciati. Quel giorno, ve la devo dire tutta, impallidii.
Mio padre si accorse che avevo il libretto tra le mani e mi rincorse, togliendomelo. Negai di averlo letto.
Qualche anno dopo, gli confidai, dopo la morte di mia mamma, che sapevo tutto, ma che il mio amore di figlia non era cambiato, piuttosto si era rafforzato, perché amare un proprio figlio è una cosa naturale, mentre per amare un figlio adottivo ci vuole molto più amore, cosa che i miei non mi fecero mai mancare. Ci misi un po’ per maturare questa decisione, perché all’inizio ero arrabbiata, me l’avevano nascosto, poi col tempo mi adattai all’idea.
E così alla morte di tutti e due i miei genitori adottivi, mi misi, ormai ventiquattrenne alla ricerca dei miei veri genitori . Rilevai il negozio dei miei e decisi che a breve avrei inaugurato qualcosa di nuovo…
Comprendere le mie origini era diventata la mia ragione di vita. Certo, l’amore che si riceve da una madre e da un padre che ti sono sempre stati accanto,che ti sorreggono ad ogni caduta, in ogni tua gioia, è unico e ti riempie il cuore, ma io avevo bisogno di sapere chi ero veramente, chi c’era dietro di me, avevo necessità di scoprire tutto quello che sarei riuscita a sapere dei miei genitori naturali, della loro vita, dei loro pensieri.
L'unico elemento in mio possesso era il libretto di adozione, che riportava l'istituto dove ero cresciuta
Istituto INTAM” di Genova. Mia mamma non potendomi tenere, mi mandò in quell’istituto, dove fui subito adottata.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Genova e le scoperte
 
 
Ebbi ad un tratto l’impressione che il treno che mi avrebbe portato di lì a poco a Genova, mi avrebbe anche indicato qualcosa di più su mia madre e fu così…
Andai a Genova a visitare l’Istituto, non senza passare per il centro storico, che è uno dei più importanti ed estesi d'Europa e che avevo visitato pochi anni addietro.
Alcune vie sono nuove: via Balbi e soprattutto via Garibaldi, splendida sequenza di palazzi delle nobili famiglie genovesi del Seicento, quando la città ebbe uno dei momenti di massimo sviluppo artistico ed economico.
A Genova vi sono vari Teatri di Prosa, vi è il Teatro lirico e sinfonico come il Carlo Felice, ricostruito anch'esso negli anni novanta, che ospita anche spettacoli di diverso tipo. Mi piace molto il teatro, anche a mia madre adottiva piaceva molto. Mi ricordo quando io e mia mamma Caterina andavamo alla Scala a Milano. Eravamo entusiaste, ci assomigliavamo molto. Può essere che i figli adottivi non si assomiglino fisicamente, ma nei gesti, nel cuore sono simili, proprio come noi due lo eravamo. I figli adottivi non nascono dalla pancia della loro mamma, bensì dal loro cuore, dalla scelta generosa di prendere con sé un bimbo o una bimba nata dal grembo di un’altra donna.
Ecco il legame di cuore che c’era tra noi. A quello spettacolo abbiamo pianto insieme, ascoltando “Amami Alfredo” nella spettacolare “Traviata” e in ogni teatro ci emozionavamo tantissimo.
Ogni tanto mi piace pensare alle favole che lei mi raccontava prima di andare a dormire, mi parlava di luoghi lontani, di viaggi bellissimi, mi parlava della natura, dei colori e degli animali del mondo, di giochi fatti con i bambini e non finivo mai di stupirmi. Feci molta fatica a comprendere di non essere loro figlia naturale, ero così felice, ma compresi ben presto che l’amore non è solo connesso al legame di sangue, ma al bene che si riceve giorno per giorno.
All’inizio non volli conoscere nulla dei miei veri genitori, poi crescendo capii che era legittimo sapere, anche se il timore a volte mi assaliva, la paura di conoscere la verità ed un mondo di scelte che forse non avrei mai compreso.
Tuttavia mi immaginavo il giorno in cui avrei incontrato i miei genitori naturali, pensavo che forse non sarebbe stato come me l’ero immaginato, ma perché non sognare?
In un mondo dove non si crede più a nulla, dove tutto ti è indifferente, sognare è il nostro vero scopo nella vita e io ci voglio credere, credere che lì incontrerò e scoprirò qualcosa di più su me stessa.
Coraggiosamente con l'aiuto di un parroco, sono riuscita ad entrare nei sotterranei dell'Istituto e a dare una sbirciatina ai miei documenti e a leggere il nome di mia madre, Adriana.
La foto che la ritrae è bellissima! Avrà avuto sì e no 18 anni, truccata e pettinata, corti riccioli gialli, ombretto azzurro, camicetta rosa pallido, pantaloni scuri e scarpe basse da ballerina.
Decido così che era giunto il momento di percorrere il viaggio più impervio, ma più vicino alla verità delle mie origini. Il mio prossimo viaggio sarebbe stato verso Diano Marina, proprio lì dove lei era raffigurata. Sono sempre stata una ragazza molto curiosa e non facevo molta fatica a conoscere le persone, a chiedere e a recuperare informazioni interessanti. Sono sfacciata, disinvolta, insomma in tutte le cose e fu così…
Dalle notizie che ricevetti dal parroco e da alcuni addetti del comune di Genova, seppi che la mia vera mamma, Adriana, morì per un infarto improvviso due anni fa. Rimasi senza parole per non essere riuscita ad incontrarla. Dissero di lei che fosse una persona schiva, riservata, prestò servizio come colf presso diversi appartamenti della zona del centro, i cui proprietari erano famiglie di benestanti.
Quante cose avrei potuto dirle, quanto l’avevo pensata, quante le notti insonni …
Il mio cuore sembrava scoppiasse dentro…Come potevo aver spazio anche per amare la mia vera madre? E invece sì, tutti i pensieri tenuti dentro per anni cominciavano a riaffiorare. Raccoglievo tutti gli indizi con il desiderio sempre più grande di scoprire chi sono e quel simbolo
«La sacra famiglia» di Michelangelo, quella pietra con dentro questo dipinto, cosa poteva voler dire?
Proseguo a malincuore il mio viaggio verso Diano, dove alloggio in un albergo della zona, per comprendere chi incontrava mia mamma per sapere più cose su di me e sui miei genitori naturali.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Le bancarelle e le fantasticherie amorose....
 
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